mirco marcacci

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Dal 23/09/06 al 07/10/06
SOTTOPELLE





 

 

 

 

Sottopelle - Mirco Marcacci

 

 

 

23 sett 2006/07 ott 2006

 

Galleria "La Mimosa"

 

Palazzo Caetani - piazza XIX marzo

 

Cisterna di Latina

 

info: mariannacozzuto@libero .it

 

         tel 328 5679035

 

 

 

 

 

Muscoli - ossa - sangue questo ci viene in mente se pensiamo

 

a cosa abbiamo sottopelle. Un dato di fatto.

 

Ma se la questione diventa "cosa siamo" sottopelle?

 

Riusciamo a mantenere la nostra identità?

 

E che relazione c'è tra il dentro e il fuori?

 

Proviamo ad avvicinarci a questi interrogativi attraverso il pensiero

 

di Merleau Ponty.  Se riuscissimo ad abbandonare il dualismo cartesiano

 

che vede distinti anima e corpo, coscienza e mondo, potremmo costituire

 

un rapporto con ciò che ci circonda attraverso il corpo.

 

 Componente essenziale è l'esperienza vissuta dalla percezione.

 

In questo modo "il mondo" è ciò che percepiamo, e lo studio della

 

fenomenologia risulterebbe la descrizione delle esperienze di percezione.

 

Il soggetto del sentire è al tempo stesso oggetto sentito: una mano

 

che tocca è al tempo stesso toccata.

 

Merleau Ponty dice : "Io sono un corpo intersoggettivo".

 

La sua teoria è che esista un corpo del mondo di cui l'uomo è parte.

 

Tale "corpo"è come una trama comune di io e mondo.

 

Può aiutare l'immagine della stoffa.

 

Tutto ciò che vediamo è fatto di una stessa CARNE, non c'è limite tra

 

dentro e fuori.

 

Nei dipinti di Mirco troviamo questa esperienza di compenetrazione.

 

Il dentro e il fuori si fondono (e confondono): i volti hanno i colori

 

degli sfondi, nei disegni troviamo costole, addominali, che si rapportano

 

a braccia e mani, estreme propaggini del corpo.

 

( Ci viene da chiederci che fine fanno tutte le immagini, tutte le parole

 

 che ogni giorno sentiamo, leggiamo , osserviamo...esse ci cambiamo

 

nel profondo e quindi, ci cambiano nell'interno?)

 

La figura, nei dipinti, e ancor più nei disegni di Mirco, viene LIBERATA.

 

Essa non DEVE raccontare. E' una percezione. ( Quella che Deleuze chiama

 

 "figurale").

 

Questo senso di liberazione è molto evidente nei disegni.

 

Grazie alla tecnica immediata di cui si avvale, che prevede l'uso di mezzi

 

comuni come penne, pennarelli e fogli A4, Mirco riesce ad imprimere

 

rapidamente sul foglio ciò che la sua mente percepisce, come una foto istantanea.

 

In questo modo non ha il tempo di razionalizzare l'immagine che ha sentito e

 

riesce ad usare il tratto del disegno come se fosse un sesto senso.

 

Per questo probabilmente in alcuni disegni troviamo parole.

 

E' la necessità di indirizzare la visione verso un "messaggio codificato" che

 

nella libertà del disegno viene meno, usando al tempo stesso però le parole

 

come "segni" possedenti una loro carica formale.

 

Troviamo quindi nelle sue figure una estrema libertà che ci riporta all'esperienza

 

dell'Art Brut praticata da Dubuffet, e all'esperienza di Constant, Corneille, Jorn

 

raggruppati nel movimento Cobra negli anni '50 del Novecento.

 

L'impossibilità manifestata da questi artisti di separare arte e vità è la stessa che

 

troviamo in Mirco - l'arte per lui è un mezzo indispensabile di

 

investigazione.

 

Il soggetto delle sue opere è l'uomo.

 

L'uomo che si fonde con l'essenza che lo circonda.

 

Per questo ci presenta dei momenti deformanti ci mostra il corpo nel momento di

 

"divenire altro". Cos'è questo "altro" che si presenta alla nostra vista?

 

E' la carne, nel senso di "carnalità" è il " divenire animale dell'uomo".

 

In questo senso il lavoro artistico di Mirco si riferisce a quello

 

del noto pittore inglese Francis Bacon. A tal proposito, Deleuze diceva che

 

Bacon crea delle zone di "indecidibilità" fra l'uomo e l'animale.

 

Queste zone sono costituite dalla carne.

 

L'uomo che soffre è bestia la bestia che soffre è uomo.

 

Questo stesso principio lo troviamo anche quando si concentra sulle teste.

 

Ritratti. Ci verrebbe da dire, ma essi non sono precisamente questo.

 

Le figure di Mirco non hanno volto, ma hanno testa.

 

 Il volto riveste la testa, mentre la testa è un'appendice del corpo.

 

In questo senso Mirco è un "pittore di teste".

 

 Per finire, Sottopelle fluiscono i pensieri e i ricordi.

 

Possiamo considerare quello che c'è sotto la nostra scatola (l'apparenza)

 

un mondo sommerso, da investigare soltanto attraverso gli strumenti dell'arte.

 

 

 

 

 

                                                                        Marianna Cozzuto

 

 

 



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